Niente da capire #2

Vi ricordate la storia delle mollichine? Spero di sì, perché non ho alcuna intenzione di mettermi a ripetervela. Non è che non abbia proprio una minchia da fare io, cosa credete? Va beh, visto che mi aspetto che chi finisce su questo blog, tra gli altri problemi, non deve godere di una memoria impeccabile, vi faccio un sunto.

Praticamente io le spargo a terra (le mollichine, sempre) e a voi tocca unirle come se fossero dei puntini, per poi avere una visione di insieme di questi gran personaggi che sono i cinesi. Come ho detto l’altra volta, non penso che verrà fuori qualcosa di chiaro, ma piuttosto un pastrocchio post-moderno tipo quadro di Pollock.

Ad ogni modo, ecco la mollichina di oggi. Una vecchietta sale su un bus con un sacco di riso sulle spalle. Chi prende i mezzi pubblici in Cina conosce benissimo la categoria delle vecchie incazzose che fanno a spallate davanti alla porta per salire prima e accaparrarsi i posti migliori. Inutile dirlo, vincono sempre loro.

Le prime volte le lasci passare rinunciando ad ogni velleità competitiva, tratto in inganno dalle loro dimensioni lillipuziane (è incredibile come col tempo le cinesi tendano a ritirarsi, tipo le magliette di cotone lavate a temperature sbagliate) e mossi a compassione dalla quantità di oggetti che riescono a trasportare (lavatrici, armadi, sacchi pieni di sassi, lavatrici piene di sassi).

Poi, dopo aver preso l’ennesima borsettata sui maroni, ti convinci a reagire e a batterti per il tuo diritto di salire sul cazzo di bus, ma niente da fare. Del resto, se una sessantenne pensionata deve arrivare puntuale al parco per la partita di Mahjong delle 7:45, potete stare sicuri che niente la fermerà.

Comunque, la vecchietta sale sul bus e si piazza nei pressi della porta anteriore. Si guarda intorno vagamente irrequieta. Non sembra tranquillissima, probabilmente si è giocata mezza pensione a Mahjong e ha perso.

Ora, per capire il resto della storia, è necessario fare una premessa: sui bus di quasi tutte le città cinesi vige la regola che, delle due porte del veicolo, quella anteriore è destinata alla salita e quella posteriore alla discesa. Lo sanno tutti, e raramente ho visto gente contravvenire a questa norma.

Ma la vecchietta ha un improvviso riflusso di anticonformismo, spazzando di colpo dalla mente quarant’anni di dittatura maoista, o semplicemente in preda ad un’amnesia causata dalle mazzate che si è presa dalle sue avversarie di Mahjong che vogliono vedere i soldi prima possibile.

Alla sua fermata, rimane impalata davanti alla porta anteriore, che resta chiusa perché non ci sono passeggeri che devono salire. Quando il bus riparte, la vecchietta si trasforma in Taz, il Diavolo della Tasmania protagonista dei cartoni Warner. Prende a tempestare di pugni la porta, intimando l’autista di fermarsi e farla scendere. È inarrestabile, una furia. L’autista continua come se niente fosse, ignorando le minacce di morte che giungono dalla vecchietta.

Intanto sul sacco di riso sbatacchiato qua e là si è aperto un piccolo squarcio dal quale sgorga un sottile rivolo di chicchi bianchi. Tenete bene a mente questo dettaglio. Ad un certo punto, irritato dagli interminabili schiamazzi, l’autista accosta, inchioda e si avvicina alla vecchietta, mostrandole un cartello con scritta a chiare lettere la regola delle due porte.

Sempre senza dire niente, la spinge verso la porta posteriore e torna al volante. Ma la vecchietta non ci sta: alla fermata successiva si rifiuta di scendere, restando immobile sul gradino e inveendo contro l’autista.

La situazione precipita: le due ante della porta si chiudono ma il sacco ci finisce in mezzo, esplodendo in un fiotto latteo che investe tutti i passeggeri. La vecchietta, che dev’essere la reincarnazione di qualche demone orientale, tira il sacco afflosciato verso di sé, e, quando le porte si riaprono, finisce a terra con un tonfo tipo palla da bowling sul parquet.

All’interno del bus cala un silenzio imbarazzato. Nemmeno l’autista fa una piega, limitandosi ad osservare la scena dallo specchietto retrovisore.

La vecchietta si rialza prontamente e scruta le piccole dune di riso sparse attorno a lei, con gli angoli della bocca all’ingiù come una bambina che sta per mettersi a piangere.

Poi riprende il sacco ormai vuoto e scende dal bus.

Simpaticissimo, mitico Taz, quando balli così balla tutto anche qui. Che sballo! A bocca aperta ti fiondi qua e là, impareggiabile, fantastico Taz.

(Sigla cartone animato; “Taz, il Diavolo della Tasmania”)

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2 risposte a “Niente da capire #2

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