L’addio del Tarantino

Ciao Tarantino,

se leggerai queste righe vorrà dire che il tuo temerario piano di tornare a casa senza combinare qualche casino dei tuoi, per quanto difficile ad immaginarsi, avrà funzionato. Altrimenti sarò costretto a raggiungerti dovunque tu sia e leggertele di persona, magari guardandoti negli occhi attraverso uno spesso vetro antiproiettile e parlandoti da una cornetta sotto lo sguardo severo di una guardia carceraria col Kalasnhikov spianato.

Di buono c’è che riesci sempre a non scivolare nel banale, e di questi tempi è una risorsa più unica che rara, quindi potrebbe trattarsi di una prigione siberiana di massima sicurezza come di un campo di lavoro nordcoreano. Ti prego, fai in modo che sia un posto caldo e non troppo umido, perché mi è già bastato un inverno a Chongqing per beccarmi i reumatismi come i vecchi al parco che si lamentano del tempo. La Colombia, ad esempio, potrebbe essere un’alternativa più che accettabile.

Oppure stavolta hai deciso di stupire tutti con una mossa inaspettata, ovvero un soft landing senza nessun intoppo (ma nemmeno uno) nella tua amata Taranto. Cozze a 1 euro al chilo, spiagge brulle, fare la spesa al mercato il mercoledì mattina con tua mamma e lanciare un bastoncino al tuo vecchio cane che non corre più veloce come prima per riprenderlo. La parte sana di me si augura che andrà proprio così.

Tutti si meritano un bagnetto di normalità di tanto in tanto, specialmente i reduci come te. E non ti spaventare se di sera dopo la solita abbondante cena, quando ti stenderai sul praticello di casa tua, oltre a quello dei grilli ti sembrerà di sentire il suono di mille voci che si mischiano insieme. Voci familiari di donne e uomini di tutte le età che parlano lingue diverse ma che vogliono dire la stessa cosa.

Non è la peperonata effetto Peyote di tua mamma che dallo stomaco sale dritta al cervello causandoti allucinazioni (anche se potrebbe tranquillamente esserlo, conoscendo la peperonata di tua mamma). È soltanto che ne hai viste e sentite tante, probabilmente troppe. Così tante che tutto ciò di cui avresti bisogno per riportare la bilancia in equilibrio è un po’ di silenzio, diciamo anche un bel po’.

Quindi lasciale perdere quelle voci, anche se dovessero lentamente trasformarsi in un lamento sconsolato, come quello di qualcuno che d’improvviso si accorge di aver perso un amico prezioso. Anche se tra quelle ti sembrasse di distinguere la mia. E non dare troppo peso ai loro tentativi di riportarti indietro. Perché ci proveranno in tutti i modi, eccome se lo faranno. Non ci metteranno molto a rendersi conto di come senza di te la Cina sia un posto un po’ più ordinario e scontato di quello che era prima.

Quanto a me, ho preso una decisione che spero ti renda orgoglioso: d’ora in poi arriverò in aeroporto non più di un’ora prima del volo. E se perdo l’aereo come fai tu, pazienza. Dovrò pur perderlo un aereo in tutta la mia vita, che cazzo.

L’ultima volta ti ho visto cambiato, bevevi un amaro al bancone del bar, perché il tempo ci sfugge ma il segno del tempo rimane.

(Baustelle)

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5 risposte a “L’addio del Tarantino

  1. E invece sentirai ancora parlare di lui, te lo garantisco.. aveva solo bisogno di respirare un po’ d’aria di casa, di quella piena di diossina dell’Ilva

  2. Il Tarantino che lascia Kunming è una delle cose più tristi di cui potessi leggere…A volte penso che il tempo passato con voi sia stato davvero il più bello…

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