Lista della Spesa

C’è un immagine che non riesco proprio a togliermi dagli occhi e dalla mente, sarà che in questi ultimi quattro giorni l’ho vista e rivista di continuo. Si tratta di una sorta di ritratto di famiglia: padre, madre e una piccola bambina, tutti e tre naturalmente cinesi. L’uomo guarda verso l’obiettivo, sorriso appena accennato, sguardo sicuro e camicia casual ben stirata addosso. Potrebbe benissimo essere un rampante manager di qualche grossa azienda cinese in odore di promozione, o un rispettato quadro di partito. Il sorriso della bambina è ovviamente più sgargiante ed al contempo innocente, esprime gioia e interesse verso il mondo. Finite le scuole, suo padre molto probabilmente la spedirà in California a studiare. Tornerà in patria con un Master in economia, un inglese perfetto e tanta voglia di sfondare. La madre, una donna di mezza età bella senza essere volgare o appariscente, scruta la sua creatura con ammirazione, piena di aspettative per il futuro ma molto serena per via della posizione sociale della sua famiglia.
E così mi tocca sorbirmi di nuovo questo patinato e stucchevole quadretto di famiglia: significa che anche oggi sono finito al Carrefour. Il quadretto, che in realtà è più una gigantografia su cui è impossibile non posare lo sguardo, si trova esattamente tra il primo piano, quello specificamente adibito a cibarie e beveraggi, e il secondo, quello in cui si vendono gli articoli più disparati (prodotti per bambini, cosmetici, libri, riviste, cd, dvd, vestiti, scarpe, pentolame vario, oggetti per la casa, attrezzi per il fitness, articoli sportivi, fai da te, fai per tre, dispositivi elettronici, biciclette, attrezzature per barbecue e ricevimenti, e probabilmente molto altro ancora). Chissà cosa pensano le famiglie mentre lentamente vanno su e giù per il tapis roulant con i loro carrelli traboccanti di cibo e si trovano davanti questo artificioso ritratto di felicità e benessere. Io penso solamente che sono finito di nuovo al Carrefour. E dire oggi ce l’avevo quasi fatta ad evitarlo. Come ogni mattina, dopo la colazione mi ero seduto ed avevo buttato giù la solita lista delle cose che mi servivano. Dunque: uova, fazzoletti, fototessere, portare a riparare le scarpe, pane, qualcosa da bere, biscotti, lampadina per l’abat-jour… i fazzoletti li ho segnati? Sì. Bene. Mi ero ripromesso di fare un giro di ricognizione nel quartiere e vedere se riuscivo a rimediare ogni cosa senza dover tornare in quella sorta di gallica prigione delle meraviglie che non ha sbarre ma da cui è pressoché impossibile fuggire. Ed ero convinto di avercela fatta, stavo per rincasare trionfante quando una parola di quattro lettere è riecheggiata nella mia mente come un oscuro e cavernoso presagio di sventura. P-A-N-E. È vero, questi non mangiano pane… loro solo riso. E ma a me il pane serve. Cioè senza pane non si canta messa. No pane no party. Meglio un tozzo di pane oggi ed uno anche domani. Dovevo rischiare. Sarei entrato in quel maledetto posto, testa bassa e passo svelto diretto verso il banco pane, avrei afferrato il bianco pane e sarei tornato indietro senza mai voltarmi. Com’è andata a finire? Beh, nella mia sporta figurano i seguenti articoli: un barattolo di fagioli pronti, un paio di guanti per lavare i piatti, un aggeggio per scacciare le zanzare con annessa ricarica, un altro barattolo di fagioli pronti, bagnoschiuma, sapone liquido, una scatola di formaggini (formaggini?!?), e in tutto ciò ancora non ho preso il pane… ma poi perché sto salendo al secondo piano? Potrei non uscirne più, potrei perdermi tra le pentole e gli sturalavandini, annegare tra i detersivi e soffocare tra i cuscini, per poi lasciarmi infine scivolare esanime sulle comode poltroncine che fanno i massaggi. In Cina Carrefour è stato traslitterato così: 家乐福 Jialefu, dove il primo carattere, jia, significa “casa”, il secondo, le, sta per “felicità”, ed il terzo, fu, è sinonimo di “fortuna” e “benessere”. Sarà anche vero che qui si trova veramente di tutto (per l’equivalente di 3 euro è possibile acquistare una squisita passata di pomodoro “Barilla”!), ma di quante delle cose che ho comprato in questi giorni avevo davvero bisogno? E qui in Cina come campavano le persone prima che arrivassero i prodotti di bellezza “Nivea”, o la cioccolata “Nestlè”, o le t-shirt “Nike”?
Esco dalla gallica prigione con una certezza: qualsiasi cosa succeda, di qualsiasi cosa abbia bisogno, io qui non ci metto più piede per almeno set.. diciamo sei giorni. Facciamo cinque e non se ne parla più.
Dannazione ho scordato il pane.

“Amate il pane: cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari; rispettate il pane: sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio; onorate il pane: gloria dei campi, fragranza della terra, festa della vita; non sciupate il pane: ricchezza della patria, il più soave dono di Dio, il più santo premio della fatica umana.”
(Antico detto Popolare)

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