O’ sbuenn – il vizio

ferragosto 2014

Da quando lo conosco, il Tarantino mi ha trascinato in situazioni sempre in bilico tra realtà e immaginazione, in cui niente è mai come appare e ogni cosa può avere risvolti imprevedibili.

Ora ce ne stiamo nella veranda di casa sua a scofanarci quel che rimane del pranzo di ferragosto. Non è poco, anche se i fumi dell’alcol mi impediscono di quantificare con esattezza il cibo che sto ingurgitando senza posa da diverse decine di minuti.

Lasagna con cuore di parmigiana di melanzane, salsicce ripiene al formaggio, pomodori secchi sott’olio, alici marinate con spruzzata di limone, persico al forno con pan grattato, burrata fresca annegata nell’olio d’oliva, e Dio solo sa quanto altro ancora. Piatti la cui pesantezza è direttamente proporzionale alla lunghezza dei loro nomi.

Tra un paio d’ore un treno da Taranto mi riporterà in Calabria e sarà la fine di questa settimana allucinante, un po’ on the road e molto on the table. Sette giorni fa, all’arrivo del Tarantino in terra calabra, mi era bastato dargli un’occhiata per capire che l’estrema tranquillità delle mie ferie stava per essere spazzata via da un tornado folle ed incontrollabile.

Il suo sguardo era lo stesso di tante serate cominciate male e finite peggio, lo sguardo di chi non fa sconti e non ammette mai un “no” come risposta, di chi non è disposto a fermarsi se non per prendere un’altra birra.

Ed eccoci dunque a questo tavolo in condizioni pietose, come se quel tornado ci avesse inghiottiti e poi risputati. Il bilancio è tragico. Una ventina di ore di sonno in totale, centinaia di chilometri in macchina per raggiungere Taranto dalla Calabria, tavolate senza fine, una media di 36,5 birre Raffo al giorno da quando siamo entrati in Puglia, feste improvvisate, cozze sulla spiaggia e qualche incontro sorprendente.

Il Tarantino ha un nome per tutto questo: o’ sbuenn.

L’esagerazione, il vizio più sfrenato. Con gli anni ne ha fatto una vera filosofia di vita. Sostiene che non c’è altro modo per dare un senso alla nostra presenza in questo mondo. Esagerare sempre, in tutto. In altre circostanze gli avrei detto ridendo che è ora che si dia una regolata anche lui che non ha vent’anni da un bel pezzo, ma stanotte no. E non solo perché mi beccherei il solito “vaffanculo”.

Questa notte l’abbiamo presa ne abbiamo fatto quel che volevamo, come tutte le altre che abbiamo trascorso insieme a Kunming, e questo vince su tutto. Sul dannato auto – controllo, su ciò che si ritiene opportuno o inopportuno, sul senso di responsabilità che ti suggerisce quanto sarebbe giusto aspettare prima di dire basta.

Buon ritorno in Cina Tarantino, ti mentirei se dicessi che le cose si sistemeranno da sè, che sarà tutto semplice per te una volta tornato in trincea. Dopo tante battaglie, sembra sia arrivato il momento dello scontro decisivo. Non sarò lì in prima linea a vederti combattere, ma di notte il vento porterà le tue urla di vittoria fino a me e allora saprò che niente di quello ti è toccato subire negli ultimi mesi è stato vano.

Voglio una vita esagerata, voglio una vita come Steve McQueen

(Vasco Rossi)

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