‘O sole, ‘o mare, ‘o core

Quanto e come quella chiamata cambierà la mia vita, resta ancora da vedersi. Non succede spesso di poter trarre giovamento dalla lentezza con cui funziona la burocrazia italiana, e quando ciò accade il piacere che si prova è indescrivibile.

È che la giostra da un po’ di tempo aveva cominciato a girare troppo velocemente per i miei gusti. Rimettere i piedi a terra fu un sollievo, anche perché, senza nemmeno capire bene come, da un giorno all’altro scomparve la solenne processione di lugubri grattacieli e tutto riprese colore.

Attraverso viaggi intergalattici ero tornato all’origine di ogni cosa: il golfo di Napoli si stendeva sotto di me, si offriva ai miei occhi come se in quel momento non potesse essere di nessun altro. È stato come tutte le altre volte che i nostri sguardi si sono incontrati.

Anzi no, questa volta è stato addirittura meglio. Questa volta c’era lei. L’Italia le aveva fatto bene, ne aveva come addolcito i lineamenti, restituendole quella leggerezza che gli ultimi mesi in Cina sembravano aver cancellato. Come un’attrice che, dopo tanti ruoli inappropriati, finalmente riceve un copione degno del suo talento. Da femme fatale di un thriller anni ’40 dal finale tragico a protagonista acqua e sapone di una spensierata commedia all’italiana, una di quelle in cui i due giovani innamorati costeggiano il mare a bordo di una Vespa bianca.

Quando una magia del genere si avvera, un uomo si trova di fronte due possibilità: godersi ogni singolo istante perché potrebbe essere l’ultimo (la magia non è altro che illusione, e l’illusione è destinata a svanire), oppure sprecare questo tempo prezioso inveendo contro gli dei perché, dopo aver miracolosamente trasformato in realtà la più sfrenata fantasia, riporteranno tutto così com’era.

Credetemi amici, ce l’ho messa tutta per perseguire la via dei saggi e dei virtuosi, ma, a conti fatti, non posso dire di esserci riuscito, non come avrei voluto. Che volete farci? Sono uno che rimugina, cerco sempre un pretesto per rovinare tutto, mi accontento quando dovrei pretendere di più e non lo faccio quando è chiaro che ho ottenuto il massimo.

Ma quante volte vi è successo di svegliarvi la mattina leggermente incazzati? Vi era sembrato di essere ad un passo da tutto ciò che avete sempre desiderato, riuscivate quasi a sentirlo tra le vostre dita ed era maledettamente reale, o almeno in quel momento potevate giurare che lo fosse.

Ecco, nel mio caso il sogno è durato un po’ più di una notte. C’erano pizze mistiche e tramonti storici a Ischia e Procida. C’erano imbarazzo e complicità, risentimento e affetto. C’era un uomo in piedi su una barca che probabilmente era la reincarnazione di qualche Buddha, tanta era la pace riflessa dai suoi occhi.

E in fondo a tutto questo c’era la banchina di una stazione, luogo metafisico dove tutte le cose iniziano e finiscono.

“Don Pablo, vi devo parlare, è importante… mi sono innamorato!” – “Ah meno male, non è grave, c’è rimedio” – “No no! Che rimedio, io voglio stare malato…”

(dal film “Il Postino”)

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