Made in Italy – ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare i funghi

Quando, una decina di minuti fa più o meno, mi sono sdraiato sul letto ed ho acceso il computer, avevo preso una decisione su come agire. Almeno così pensavo. Avevo scrutato la mia faccia riflessa sullo schermo nero e, come davanti ad uno specchio, le avevo intimato: “Adesso calmati, prendi un bel respiro, e cerca di dimenticarti di quello che è successo oggi. Ecco cosa farai: lascerai scemare la rabbia e scriverai solo di cose belle. Quando deciderai di raccontare questa faccenda, lo farai in maniera più distaccata, adoperando il sarcasmo come un’affilata lama che tutto trafigge. Uscire di scena con stile insomma, senza concedere niente al tuo avversario, senza alimentare il suo ego facendogli sentire che ti ha colpito in basso, dove fa più male.”

E probabilmente sarebbe stata la scelta più saggia. Ma, quando sullo schermo del pc è comparsa l’immagine di un veliero e le icone sono cominciate a spuntare una ad una, un dubbio mi ha assalito: e se domani non me ne importasse più nulla? Se di punto in bianco decidessi che non vale la pena sprecare altro tempo ed altre energie per questa storia? Quella sì che sarebbe una bella sconfitta, per almeno 2 motivi:

  • 1)     Lascerei che una faccenda così deprecabile e sporca passasse sotto silenzio, proprio come le altre innumerevoli vicende di questo tipo.
  • 2)    Correrei il serio rischio di smetterla di indignarmi per cose come questa, pian piano comincerei ad accettare supinamente le ingiustizie senza nemmeno provare a far valere le mie ragioni. 
  • Mi sono subito sembrati due motivi più che ragionevoli per cambiare idea in corsa sull’argomento da trattare in questo post.

Oggi vi parlerò dei Signori dei Funghi. I Signori dei Funghi sono tanti: si dice siano in 8, ma esistono varie teorie al riguardo. Come suggerisce il loro nome, si occupano di funghi, secchi e congelati principalmente. Passano la loro vita a viaggiare per il mondo alla ricerca di luoghi pieni di funghi, in modo da farne incetta e inviarne grossi container nella loro terra d’origine, il Regno del Nord (dove si lavora, si guadagna e si magna). È qui che sorge il loro quartier generale, nonchè la base da dove i funghi vengono poi venduti. È questo, a grandi linee, il modo in cui i Signori dei Funghi si guadagnano da vivere. Un mestiere onorevole, non si può dire che non si diano da fare in fondo.

Un po’ di anni fa i Signori dei Funghi approdarono in Cina, e precisamente a Kunming. Constatate immediatamente la bontà e la convenienza dei prodotti locali, si fecero i loro bei calcoli da Signori dei Funghi e alla fine decisero che le basi per iniziare un bel business anche in questa parte del mondo c’erano tutte. Ma presto i Signori dei Funghi si accorsero che le potenzialità di questo nuovo paese andavano ben oltre le loro più rosee aspettative. Un problema di non poco conto si presentò allora dinanzi i loro occhi: chi sarebbe rimasto in Cina a far filare l’attività? Loro di certo no. E non solo perchè non parlavano nemmeno una lingua straniera (nel Regno del Nord avevano passato anni interi a pensare a come vendere più funghi possibili, così non era loro rimasto il tempo sufficiente per dedicarsi allo studio), o perchè non avrebbero mai potuto adattarsi allo stile di vita cinese o ai piatti locali. Molto più banalmente, non avevano alcun interesse nel rimanere in un posto di cui non conoscevano quasi nulla, di cui non avevano letto che una manciata di dati economici e legali, in mezzo a gente che non li capiva e che loro non capivano. Loro in fondo erano lì per i funghi, il resto contava poco.

Si impose allora la necessità di fare in modo che qualcuno si assumesse l’onere di restare in quel luogo pieno di funghi al posto loro, svolgendo tutte le mansioni che avrebbero permesso di inviare quanti più container nel Regno del Nord. Una persona di cui fidarsi ciecamente, che sarebbe divenuta un loro prolungamento. A migliaia di chilometri di distanza, avrebbero visto attraverso i suoi occhi e parlato attraverso la sua bocca. Ed è qui che entra in scena un nuovo personaggio: la Dama Sicula.

Si sono dette e si dicono tuttora molte cose su questa fanciulla. Per alcuni è una creatura intrigante, per altri è da evitare come la peste. Che piaccia o meno, la Dama Sicula ha sempre fatto molto parlare di sè in questo paesone che è Kunming. Personalmente nei suoi confronti ho sempre nutrito una certa ammirazione mista ad una piccola dose di diffidenza e sospetto. Qualcuno direbbe che delle donne affascinanti e un po’ arriviste non ci si può mai fidare fino in fondo, ma forse è solo un problema di alcuni maschietti terrorizzati dal confronto con individui di sesso femminile che mostrano doti fuori dal comune.

Ad ogni modo, la Dama Sicula riuscì in un modo o nell’altro a conquistarsi la fiducia dei Signori dei Funghi e, circa tre anni fa, entrò ufficialmente al loro servizio.

Ah, quanti in questi anni sono letteralmente caduti ai suoi piedi. Tra i suoi pretendenti, il più indomito e tenace era senz’altro un ragazzone messicano dallo sguardo sincero. Un cuoco che le fece una corte spietata per due anni. Sviolinate, regali, pedinamenti notturni, scenate di gelosia. Ma la Dama, forse anche per non uscire dal personaggio, faceva ogni volta un cauto passettino in avanti per poi ritrarsi immediatamente a schivare il colpo. Il messicano non era però tipo da arrendersi così facilmente, e, proprio quando ormai nessuno avrebbe più puntato un centesimo su di lui, portò a casa la partita.

A pensarci bene, per me tutta questa faccenda è cominciata proprio così. Se solo la Dama Sicula non avesse mai ceduto, se solo la natura non avesse fatto il suo corso e lei non si fosse trovata in compagnia di una creaturina che le stava crescendo dentro… Se tutto ciò non fosse successo probabilmente non avrei mai avuto a che fare con i Signori dei Funghi. E sarebbe stato senz’altro un bene.

Quando all’interno della piccola comunità italiana di Kunming si sparse la voce che la Dama Sicula aspettava un bambino e che presto si sarebbe trasferita in Messico con il suo futuro marito per partorire, in molti andarono personalmente a congratularsi con lei e, già che c’erano, le chiesero, così giusto per sapere, chi avrebbe preso il suo posto al servizio dei Signori dei Funghi. Sempre già che c’erano, le lasciarono anche un CV, perchè non si sa mai. Niente di tutto questo mi passò per la testa: nè congratularmi con lei, nè tantomeno chiedere se avesse un lavoro per me. Fu lei a farmi la proposta. Ancora oggi non mi è molto chiaro il motivo. Forse per far dispetto a tutti quegli ipocriti che improvvisamente erano così interessati alla sua vita privata.

Le regole di un colloquio di lavoro sono molto chiare e, come accade per molte altre cose, si imparano con un po’ di esperienza. Partiamo dal presupposto che il CV serve a poco. La persona che sta dall’altra parte della scrivania spesso non ha nemmeno il tempo di sfogliarlo, o semplicemente preferisce affidarsi all’istinto. Ora, chi viene esaminato ha più o meno 15 minuti per convincere il potenziale datore di lavoro che l’azienda avrebbe bisogno di lui, che il suo apporto sarebbe determinante. Alcuni utilizzano questo tempo per fare un elenco di tutte, ma proprio tutte, le loro esperienze lavorative, limitandosi a recitare i contenuti del loro CV a mò di Ave Maria. Io naturalmente mi guardo bene dal seguire questa strategia suicida, e non solo perchè mi ci vorrebbero meno di tre minuti per fare un elenco completo di tutti i lavori che ho fatto nella mia vita.

Affronto il colloquio come ai tempi dell’università, quando all’esame non era tanto importante avere chiare tutte le nozioni. Quello che contava era trasmettere determinate sensazioni, convincere i professori che ti eri davvero divertito a studiare la loro materia (e magari utilizzando i loro libri) e che ti sentivi enormemente arricchito dopo averlo fatto. Il potenziale datore di lavoro non sarà mai in grado di capire se sei davvero adatto al lavoro in 15 minuti, così come un professore, nello stesso arco di tempo, non potrà mai decidere se sei padrone della disciplina o meno. Il colluquio si chiude quasi sempre con la proposta monetaria dell’esaminato e l’eventuale controproposta dell’esaminando.

Oggi mi sono presentato al cospetto di tre Signori dei Funghi e della Dama Sicula forte di queste convinzioni. Non avevo però considerato che una strategia del genere probabilmente funzionerebbe per un lavoro ordinario, ma con i Signori dei Funghi è completamente un’altra storia. Si gioca secondo tutt’altre regole, che qualcuno definirebbe ingiuste e umilianti per chi si presenta al colloquio.

Ad esempio, qualcuno si sentirebbe umiliato se, entrato nell’ufficio, uno dei tre Signori dei Funghi gli passasse davanti senza nemmeno un cenno di saluto o una stretta di mano e poi, per tutta la durata del colloquio, non si degnasse di guardarlo negli occhi nemmeno una volta.

Qualcuno si sentirebbe umiliato se, mentre espone delle richieste economiche più che ragionevoli, un altro Signore dei Funghi (anzi una Signora per l’estattezza, anzi la figlia di uno dei Signori per l’esattezza) accanto a lui scuotesse la testa vistosamente e ridesse sotto i baffi come a dire: “Cos’è che vuoi te?” (con accento del Regno del Nord ovviamente).

Qualcuno si sentirebbe umiliato, e anche preso per i fondelli, se il compenso che gli venisse offerto per fare da interprete in Cina a persone che parlano due parole di cinese ed una di inglese fosse di 25 euro a giornata (10 ore di lavoro in media; un interprete professionista guadagna non meno di 150 euro al giorno).

Se poi questo qualcuno non fosse proprio uno scemo qualsiasi (Laurea Magistrale, esperienza di lavoro di un anno in Cina), e soprattutto se dovesse lavorare senza uno straccio di contratto, di visto lavorativo e assicurazione sanitaria (rischiando nella migliore delle ipotesi di essere rispedito al casa al primo controllo), allora avrebbe tutti i motivi di questo mondo per sentirsi umiliato e anche molto incazzato.

Ma io no, figuriamoci se mi incazzo con i Signori dei Funghi. In fondo li capisco benissimo: loro si sono fatti un culo della Madonna (anzi della Madonnina) per mettere in piedi un impero simile. Avranno pure loro il diritto a difendere i propri interessi no? Del resto c’è la crisi dappertutto no? Bisogna stringere la cinghia. Ho deciso: li chiamo e, scusandomi per l’insolenza con la quale ho esercitato le mie assurde richieste, potrei proporre loro di lavorare per una scodella di riso al giorno. Quella di ferro. Proprio come ai tempi di Mao.

Fanculo a te, sei troppo un cesso e tua mamma gonfia banane giganti, a mazzi da sei (Elio e le Storie Tese)
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