L’importanza di chiedersi “Perchè No?”

Non ricordo esattamente a chi sia venuta l’idea, nè tantomeno come sia successo e quando. Non so nemmeno se sia stato per caso o se ci siano volute diverse notti in bianco per partorirla. Sta di fatto che un giorno come tanti io e il tarantino abbiamo cominciato a parlare di una festa in barca e lì per lì la cosa non ci è sembrata affatto male. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti: “Perchè no?”
Una domanda che dovremmo farci tutti un pò più spesso per evitare paranoie e tentennamenti vari. Noi proviamo a farne uso ogni volta che ne abbiamo l’opportunità, con quel pizzico di incoscienza che è decisamente il sale della vita. Se non l’avessimo mai fatto, chissà dove saremmo adesso. Sicuramente non in Cina, non a Kunming. E quante cose non sarebbero accadute, quante cose non sarebbero mai nate. Il suo progetto MovidaKM (che col tempo è diventato un pò anche il mio), la nostra amicizia, l’ormai leggendario festival musicale di Puzhehei. E adesso questo Boat Party. L’abbiamo chiamato Weishenme Bu?, che in cinese significa proprio “Perchè no?”, giusto per ricordare agli altri, ma soprattutto a noi stessi, che “il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione.”
No, Kunming non si affaccia sul mare, non è Miami e neppure Rio. In compenso, a quaranta minuti di bus dal centro, sorge il lago più grande di tutto lo Yunnan, il Dianchi, sulle cui sponde la gente cerca e trova un po’ di meritato riposo la domenica pomeriggio, dove pazienti pescatori aspettano in silenzio e ragazzini innamorati baciano le loro fidanzate.
Qualche giorno dopo la nostra conversazione, il tarantino si trovava già a bordo di una barca a tre piani lunga 38 metri dal nome “Dianchi Number One”, a discutere con il proprietario per accordarsi sul prezzo. Al suo fianco c’era Steve, un ragazzo torinese che adesso gestisce uno dei bar più alla moda di tutta Kunming e che ha avuto un ruolo altrettanto decisivo nell’organizzazione della festa. Detto fatto. “La barca è stata fermata e a quasi la metà del prezzo che il proprietario ci aveva chiesto all’inizio, inoltre abbiamo anche la band e il DJ” mi ha annunciato trionfante Andrea al ritorno dalla spedizione. Poi è partito per Shanghai, dove si teneva un importante festival itinerante con artisti italiani e cinesi, l’Hitweek, a cui, non so come, era riuscito a farsi invitare come ospite/collaboratore con accesso al backstage.
Me la ricordo bene quella settimana. Avevamo solo 15 giorni per preparare poster, flyer, biglietti e fare la dovuta promozione. Il tarantino mi chiamava tutti i giorni per raccontarmi dei suoi incontri ravvicinati con i Negrita e i Subsonica, di quanto fosse figa Shanghai ma allo stesso tempo di quanto non facesse per lui. Se la stava spassando eccome, ma il suo pensiero era costantemente rivolto a Kunming e alla festa sulla barca. Ci fu un intenso scambio di mail tra me, lui e Steve per accordarci sui testi da inserire nel materiale informativo, dopodichè inviammo il tutto a Yang Yang, la nostra grafica/artista di fiducia. La ragazzina è una tosta, non c’è che dire. Lavora instancabilmente a qualsiasi ora del giorno e della notte, non si ferma finchè il committente non è soddisfatto del suo lavoro. In meno di tre giorni avevamo la versione definitiva di tutto quello che ci serviva per partire con la promozione. Il progetto grafico consisteva essenzialmente in una barchetta di carta che si lascia trasportare dolcemente dalle onde di un azzurro mare. Un’idea semplice ed efficace. Intanto il tarantino era tornato da Shanghai. L’esperienza pareva averlo rigenerato, o forse era solo contento di essere di nuovo a “casa” a prendersi cura dei suoi affari. Oltre alla consueta passione, però, si intravedeva qualcos’altro nei suoi occhi. Una vena di comprensibile preoccupazione, probabilmente. Non ne abbiamo mai parlato apertamente, ma entrambi sapevamo che ragionevolmente esistevano dei margini di rischio. Quando si lotta per cavare qualcosa di concreto da un’idea, per quanto stuzzicante ed azzeccata possa sembrare, arriva sempre il momento in cui bisogna fare i conti con il Dubbio. A una settimana dalla festa noi eravamo più o meno in quella fase, e penso lo fosse anche Steve. Anche perchè, per forza di cose, avevamo dovuto fissare il costo del biglietto a 160 yuan, una cifra che suona irrisoria se convertita in euro (circa 20), ma che da queste parti significa tanto per molti squattrinati studenti cinesi e stranieri. Inoltre, si sa, le persone hanno paura delle novità in generale, e una festa sulla barca sul lago Dianchi lo era eccome. Nessuno ci aveva mai provato prima, ma questo eventualmente poteva rivelarsi un punto di forza. Di buono c’era che in giro se ne parlava parecchio e in molti manifestavano un certo entusiasmo al proposito.
Ad ogni modo, un pò anche per ingannare il tempo, passammo gli ultimi giorni prima dell’evento a pensare a qualche modo per intrattenere la gente a bordo. Oltre alle performance musicali, al rinfresco gratuito, alla crociera di un’ora sul lago, al video dell’evento, serviva qualcos’altro. In meno di mezz’ora il tarantino sfornò una dozzina di idee che oscillavano tra il geniale e l’orripilante. Cos’abbia realmente in testa quel ragazzo è uno dei più grandi misteri di questo mondo per me. Alla fine optammo per due competizioni dal fascino intramontabile: Miss Maglietta Bagnata per le fanciulle e Mister Culo d’Oro per i ragazzi, con due ragazze vestite rispettivamente da poliziotta e marinaretta a far rispettare il (dis)ordine sulla barca. La marinaretta sarebbe stata Irene, che non si tira mai indietro quando si tratta di aiutare due amici e divertirsi un pò. Eravamo pronti.

È l’una e mezza di notte e abbiamo appena finito di trasportare l’attrezzatura della band sul minivan. Ora restano solo da portare fuori gli ultimi fusti di birra prima che il sipario cali definitivamente su questa festa. Lo facciamo con calma, senza troppa fretta, come se volessimo prolungare quanto più possibile il momento. Quando avremo finito anche con questo, ci abbandoneremo su qualche panchina e ingolleremo l’ultimo sorso di birra, chiacchierando del più e del meno mentre l’adrenalina in corpo cala lentamente. Questa è la parte che preferisco di ogni evento per la cui organizzazione abbia dato il mio contributo.
Tra qualche ora potremo cominciare a fare i primi bilanci, a contare i biglietti venduti, a calcolare l’incasso del bar. A valutare attentamente cosa sia andato storto e in cos’altro abbiamo avuto successo. Ma non adesso. L’unica cosa che conta adesso è che sia finita, e sapere di aver finalmente visto con i nostri occhi qualcosa che fino a ieri potevamo solo immaginare è già una piccola vittoria. Almeno per me lo è, e spero lo sia anche per il tarantino e per Steve. Che magari domattina non si troveranno con le tasche gonfie di banconote col bel faccione di Mao, ma per quello c’è sempre tempo tutto sommato.
Se lo chiedeste a me in questo preciso istante, qui sul molo traballante dell’inquinatissimo Dianchi Lake, vi direi che la festa è stata semplicemente memorabile, che se fossi stato un semplice ospite mi sarei divertito proprio come ritengo si siano divertiti in molti stasera.
E vi direi anche di non sottovalutare l’importanza di un “Perchè no?” detto al momento giusto. Può cambiarvi la vita.

Finchè la barca va lasciala andare (Orietta Berti)

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Una risposta a “L’importanza di chiedersi “Perchè No?”

  1. Bella Peppeeee…..ecco perchè non hai mai tempo te la spassi alla grande come pr in quel della cina ahahahahahahqui invece stiamo facendo la storia….speriamo bene….ancora loro….i crucchi contro…..:D:D:D

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