Una persona realista

Me ne sto davanti ai fornelli ad osservare le zucchine e le carote prendere lentamente colore, mentre sinuose colonnine grigie si levano dalla padella e si dirigono verso la finestra semichiusa. Nella mia testa mille pensieri si muovono da una parte all’altra come schegge impazzite, i volti si mischiano e sovrappongono, gli odori e i luoghi della mia vita si confondono tra loro. Sono talmente assorto che la voce di Nancy mi fa sobbalzare. “Qual’è il nome questo piatto?” Come se avessi una vaga idea di ciò che sto facendo. “Mischio tutto insieme e vedo quello che esce fuori, è questo quello che faccio.” Mi dice che ha un buon aspetto e io le rispondo che, in barba a quella vecchia storia che anche l’occhio vuole la sua parte, a me interessa molto di più il sapore. “Ecco vedi, adesso aggiungo questo delizioso formaggio di capra tagliato a cubetti e tra un po’ via con i pomodorini freschi, il tocco finale.” Ma sentitemi, il cugino sfigato di Antonella Clerici. “E quando lo metti il peperoncino?” Diciamo pure mai, carissima Nancy. E smettiamola con questa ossessione per il piccante, è malata. L’altra volta mi è bastato uscire dalla camera dopo un’estenuante sessione culinaria di Mamma di Nancy per cominciare a tossire e lacrimare. Voi cinesi avete viziato le vostre papille gustative oltre ogni misura, e adesso non sapete più cosa sono i sapori semplici e genuini. Una punta di origano, un pizzico di sale e una spruzzatina di extravergine d’oliva. Tutto qui. “Ah, ancora non ti sei abituato alla cucina cinese. E a cos’altro non ti sei abituato?” Sento puzza di terzo grado. O è quello, oppure le zucchine e le carote mi si stanno bruciando. No, le zucchine e le carote sono a posto, quindi dev’essere per forza puzza di terzo grado. Diciamocelo pure, Nancy è una gran impicciona. E anche piuttosto bigotta. Quando, durante quel famoso primo colloquio, le dissi che probabilmente nei week-end sarei rientrato un po’ più tardi e le chiesi se questo fosse un problema per lei, mi rispose: “Io ti consiglio di tornare sempre presto a casa, perché sei ancora piccolo, sei straniero ed è molto pericoloso girare da soli di notte in questa città.” Kunming, una delle città più sicure della Cina, con pattuglie di poliziotti ad ogni angolo e pullman mezzi pieni fino a tardi. Ogni conversazione con Nancy quasi sempre finisce per diventare una sorta di interrogatorio moralizzante in cui le mie abitudini e le mie idee vengono severamente passate al vaglio della conservatrice saggezza cinese. Mangio spaghetti quasi tutti i giorni? Non va bene. Consumo i miei pasti in camera mentre guardo un film? É molto deleterio perché il computer sottrae al mio cervello la concentrazione e l’energia necessarie ad una sana digestione. E oggi sta succedendo la stessa cosa. Di punto in bianco Nancy mi lancia addosso la classica domanda da un miliardo di dollari come una patata bollente. Quali sono i miei progetti per il futuro, quanto tempo voglio restare in Cina, che farò dopo. Cosa può rispondere ad un simile quesito un ragazzo di anni 25 che si è appena laureato in una disciplina umanistica in Italia e che è in Cina da poco più di due mesi? Che ancora è presto per saperlo con certezza, che quel che conta adesso è imparare questa dannata lingua meglio che si può, che chi vivrà vedrà. Lei mi guarda per qualche istante, poi dice qualcosa in cinese che io non riesco a capire, così lo ripete in inglese. “You are a reality person.” Say what? “Sì, ci sono i romantic e i reality, tu sei un reality”. Sarà mica realist? “Esatto, in cinese xianshi 现实. Sei uno che non vive nel passato e nel futuro, ma solo nel presente.” Le chiedo se secondo lei è una cosa positiva o negativa e lei mi risponde che può essere l’una o l’altra a seconda dei casi. E in questo caso?!? Lei guarda l’orologio e dice: “E’ tardi, devo andare adesso.” Maledizione Nancy, è possibile che debba essere sempre tu a decidere quando è ora di aprire una conversazione e quando è ora di chiuderla? Mi lasci qui davanti alle mie zucchine e alle mie carote ormai bruciacchiate a chiedermi cosa diavolo hai voluto dire. Il vocabolario mi suggerisce che xianshi può essere inteso anche come “pratico”, “pragmatico”, o può avere il significato derogatorio di “opportunista”. Che poi io mi sono sempre reputato un idealista più che un pragmatista. Mah, chissà cosa aveva in mente Nancy. Probabilmente non lo saprò mai. Magari l’ha detto così, senza pensarci troppo, e non dovrei darci tutto questo peso. O forse voleva intendere che i venticinquenni cinesi stanno già leccando i piedi al capo dell’azienda dove, confucianamente, sgobbano dalla mattina alla sera. Che pensare al futuro è importante. Sarà, io però continuo a preferire una vita in cui non è già tutto scritto e in cui le cose possono cambiare da un momento all’altro. Sono qui e sono pronto a lasciarmi sorprendere da tutto quello che succederà. Questo fa di me un romantico o un realista?

“Mamma, che ne dici di un romantico a Milano? Fra i Manzoni preferisco quello vero, Piero”
(Baustelle)

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