La Pacchia

Oltre che di un destro micidiale sotto rete, Przemek è in possesso di un bel paio di occhi azzurri, un fisico tonico ed una pelle chiarissima senza essere lattiginosa. Ciò ne fa l’oggetto del desiderio di decine di fanciulle cinesi, che vedono nel ragazzotto polacco una sintesi perfetta delle qualità fisiche che cercano in un occidentale. Una specie di stereotipo ambulante. Ma, contro ogni banale clichè, difficilmente Przemek si troverà una zita con gli occhi a mandorla e il naso schiacciato, dal momento che è qui con la sua dolce metà polacca. Olga dagli occhi blu, dai capelli di un biondo nordico, dalla carnagione cerea e dalla flebile voce. Insomma Przemek non ha fatto migliaia di chilometri per assaggiare i piatti locali, se capite cosa voglio dire. Gli bastano una palla gialla e blu e un po’ di vodka di terza scelta per essere in pace con sé stesso. Il suo cinese è eccellente: capisce con facilità, parla con scioltezza e legge lunghissimi brani in tempi da record. Così quando Du Dandan laoshi, che è la tipica professoressa a cui è impossibile non affezionarsi, gli ha suggerito di partecipare ad una “gara di declamazione”, lui ha scrollato le spalle ed annuito. Perché no. “Honestly I don’t give a damn, it’s just for fun”, mi ha detto il giorno della finale, qualche ora prima di aggiudicarsi il primo posto ex aequo con una ragazza vietnamita. Un vero animale da palcoscenico. Stretto in una lunga tunica marrone, con i capelli arruffati e gli occhi iniettati di sangue, ha declamato un poema della dinastia Song (1000 d.C. circa) su un monaco taoista che di notte erra barcollante ed ebbro per le strade del villaggio reggendo tra le mani una fiaschetta di baijiu, un disgustoso liquore cinese, e maledicendo tutto e tutti. Ma la classica pergamena non è stata l’unica cosa che Przemek ha portato a casa quel giorno. Tra gli spettatori stava seduta una ragazza cinese che lavora in un disco pub a Kundu, il quartiere dei divertimenti di Kunming. Al suo locale serviva qualche bella faccia occidentale da piazzare alla porta di ingresso, giusto per rendere il posto più cool. E indovinate un po’ da chi rimane colpita? C’è ancora qualche ipocrita moralista secondo il quale fare il ragazzo o la ragazza “immagine” sia un lavoro degradante ed umiliante. Beh, io dico che essere pagati per passare una serata in discoteca senza dover fare altro che sorridere alla gente, è il paradiso. E lo pensa anche Przemek, visto che ha accettato il lavoro senza lasciarselo ripetere due volte. Quando l’ho visto il sabato successivo all’ingresso dell’Apple con la giacca scura, la camicia bianca infilata nei pantaloni e i capelli ben pettinati, ho capito che la “talent scout” cinese ci aveva visto lungo. “Giuseppe, dove sono gli altri? Forza che c’è bisogno di voi lì dentro.” Già, perché se il compito principale di un ragazzo immagine occidentale in un locale cinese è quello di accogliere gli avventori con caldi sorrisi, un altro suo incarico non meno importante è quello di invitare quanti più amici occidentali. E farli bere. Gratis. Posiamo i cappotti e prendiamo i nostri drink senza tirare fuori un solo yuan. L’atmosfera non è delle più infuocate e la musica non è eccezionale, così ci accomodiamo su un divanetto in disparte. Ma non facciamo in tempo a sederci che la datrice di lavoro di Przemek gli comunica che quello non è il posto per noi. Ci vuole in prima linea, al bancone, possibilmente in pista. Dobbiamo fare la nostra parte e meritarci i cocktail e le bottiglie di birra che il bartender, manco a dirlo occidentale, ci mette sotto il naso. “Che strana serata” urlo nell’orecchio di Martina, che mi sta seduta di fianco. “Non mi è mai successa una cosa del genere, e a te?” Lei annuisce e sorride. “Siamo in Cina amico mio, può succedere di tutto.” Improvvisamente il dj blocca la musica e sul palco compare un capellone cinese con pantaloni di pelle attillati che si esibisce in un assolo di chitarra elettrica. Terminata la performance, l’assordante musica tecno torna a risuonare nel locale. “Chiunque voglia esibirsi è libero di farlo in qualsiasi momento” mi dice qualcuno. “E alla fine ti danno anche una birra gratis.” Tutto questo casino per una birra? A me basta stare qui al bancone a far finta di divertirmi per molto più che una misera birra. Però inevitabilmente, quando ormai l’alcol è bello che in testa, ci finiamo anche noi su quel palco, e i cinesi lì sotto a guardarci estasiati. Alla fine devono chiederci con una certa insistenza di scendere perché è ora di chiudere. Ecco cosa si ottiene a dare da bere ad un branco di occidentali scrocconi. Przemek, fa qualunque cosa ma non lasciarti scappare questo lavoro. Ne abbiamo bisogno tutti: tu, i cinesi, noi.
Forse Martina ha ragione, oggi la Cina è il posto dove tutto, o quasi, è possibile. Anche serate come questa.

“Fossi figo guiderei una grande jeep sino in disco, attesissimo in zona vip. Il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista, non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi”

(Elio e le storie Tese)

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