Un mese dopo

I bilanci sono sempre una cosa pericolosa, specie quando riguardano i propri successi o insuccessi, il soddisfacimento o meno di alcune aspettative. Bisogna stare attenti, restare freddi e calcolatori, altrimenti si rischia di restare imbrigliati nel pantano dei rimorsi e dei sensi di colpa o, al contrario, di diventare insopportabilmente arroganti. Quanto a me, ho smesso di fare bilanci, o perlomeno cerco di evitarlo. Mi sono costati troppo caro in passato. Con questo non voglio dire che è mia abitudine ignorare la realtà, o deformarla per farla apparire più appetitosa ai miei occhi e a quelli di chi legge i miei appunti. Solo, a volte sarebbe bene essere meno severi con sé stessi, e considerare che tra le cose che ci succedono ogni giorno, positive e negative, una buona parte non dipende dalla nostra volontà, non direttamente. Questo mi aiuta a non esaltarmi eccessivamente quando la vita mi fa qualche bel regalo e a non mandare tutto al diavolo quando la stessa mi mette uno sgambetto. Tanto alla fine si compensa tutto. È come quando l’arbitro ti fischia un rigore contro, magari inesistente. Istintivamente verrebbe da gridare allo scandalo, far sapere al mondo quanto tu sia bersagliato dalla sfortuna e come tutto ti vada storto. E se accade che nella partita successiva un altro arbitro ti annulla un gol regolare, allora diventa quasi impossibile non pensare di essere perseguitati dalla mala sorte, immaginare che ci sia un oscuro piano dietro questi terribili eventi ordito dal fato stesso per rovinarti l’esistenza. Ma poi, a distanza di qualche match, non ti viene segnalato un fuorigioco lapalissiano oppure viene negato ai tuoi avversari un penalty più che evidente, e porti a casa la vittoria. In un colpo ti dimentichi di tutta la presunta sfortuna che ti aveva attanagliato, e via con le manie di grandezza.
Io finora da questa partita ho avuto decisamente più soddisfazioni che dispiaceri: pochissimi errori grossolani in fase difensiva, zero autogol o rigori contro. Solamente spettacolari azioni offensive e anche qualche pregevole gol. I miei tifosi non hanno smesso nemmeno per un attimo di incitarmi, di farmi sentire il loro calore anche a migliaia di chilometri di distanza. Non mentirei affatto se dicessi che è andato tutto come avevo sperato, forse anche meglio, che mi sento già una persona diversa da quella che è uscita dagli spogliatoi, le gambe tremolanti e la testa piena di dubbi, solo un mese fa. Che mi piacerebbe bloccare il tempo a questo momento qui, premere il pulsante “pausa” e godermi il quadro completo più a lungo possibile. Un pò come quando si è innamorati, come quando si è felici.
Ma sfortunatamente non c’è nessun pulsante, il cronometro continua imperterrito a mietere minuti, ore, giorni, e quindi mi guardo bene dall’esultare. Fino al novantesimo è ancora lunga e c’è da correre e recuperare palle, difendersi con le unghie e con i denti per poi ripartire in contropiede e buttarla dentro adesso che si può. Che poi l’errore dell’arbitro o uno svarione difensivo ci possono stare in qualsiasi momento.
Alla fine si compensa tutto.

“Con i voti cominciano appena nasci, se vieni fuori con tutti i pezzi a posto, se piangi abbastanza forte e se sei sopra i quattro chili puoi beccarti addirittura un dieci, altrimenti giù a scalare”
(Dal film Dazeroadieci)

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Una risposta a “Un mese dopo

  1. Quando leggo questi resoconti la mia mente torna indietro di qualche mese, a quella stessa voglia di mettere pausa e sperare che quel momento possa durare più a lungo possibile.Cosa mi è rimasto ora? Il restare attaccato alla poltrona, senza d'altronde avere alcuna mansione. Sono contentissimo di leggere che l'esperienza ti sta piacendo, però lamento ancora la scarsità di foto!Federico il nullafacente

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